Salute Pubblica

Salute Pubblica riunisce un gruppo di studio permanente che vuole mettere in luce il significato reale di Salute. La Salute è Pubblica perchè diritto fondamentale di tutti. Diritto che deve essere tutelato nella realtà lavorativa, sociale e ambientale in cui ciascuno di noi vive ed opera. La Salute è determinata non solo dalla conoscenza tecnico-scientifica ma soprattutto dal sapere delle persone, di tutti noi, in quanto titolari della Salute stessa.

Salute Pubblica, pertanto, si propone di raccogliere e dare voce ai saperi soggettivi che provengono dal vissuto concreto sì da portarli a livello di sapere ufficiale. Sapere ufficiale oggi fin troppo conformato alle logiche liberiste dominanti.

Salute Pubblica è un'associazione autofinanziata non riceve contributi pubblici nè da imprese commerciali ed industriali ma solo da privati cittadini.

Il 26 settembre 1976, una domenica mattina, esplose a Manfredonia la colonna di decarbonatazione dell'urea e tra le 10 e le 20 tonnellate di anidride arseniosa si riversarono sulla città. A 40 anni di distanza dopo un processo penale, risarcimenti, indennizzi vari la città si ritrova ancora con un sito inquinato da arsenico ed alcuni indicatori di salute alterati (eccessi di malformazioni neonatali e tumori al polmone).

Una storia "infinita" questa dell'Anic che ha prodotto spaccature e ferite ancora aperte nella città. Descritta in diversi saggi ed anche opere letterarie e teatrali questa vicenda è ancora molto sentita dalla collettività se qualche anno fa l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Angelo Riccardi ha voluto affidare ad alcuni ricercatori uno studio "partecipato" sulla popolazione e sui lavoratori che è in corso. http://www.ambientesalutemanfredonia.it/

40 dopo il disastro EniChem il Coordinamento Cittadino Salute Ambiente di Manfredonia, l’Amministrazione Comunale e la Commissione scientifica della Ricerca Epidemiologica indicono le Giornate della Salute: il 23, 24, 25, 26, 30 settembre, per cercare verità e giustizia, per onorare i morti operai e cittadini, per disegnare un futuro diverso. Un programma ricco di iniziative scientifiche e culturali perchè la memoria sia da guida per un futuro incerto. http://www.manfredonianews.it/arsenico40-manfredonia-26-settembre-1976-26-settembre-2016-ora-la-salute/

Una memoria tenuta viva dall'opera di Nicola Lovecchio, capoturno dell'Anic, che a metà degli anni '90 alzò il coperchio sui tumori e le malattie da arsenico in fabbrica. Se quella storia non è finita nell'oblio è stato soprattutto un suo merito.

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Al Congresso Mondiale di Epidemiologia Ambientale svoltosi a Roma dal 1 al 4 settembre scorso sono state presentate alcune evidenze di danno sanitario, provocato dall’inquinamento industriale, a carico delle popolazioni nelle aree di Taranto e Brindisi . Si tratta di anticipazioni di uno studio commissionato dalla Regione Puglia ad un gruppo di ricerca guidato da Francesco Forastiere del DEP Lazio e composto da ricercatori di ARPA Puglia, Ares, ASL di Brindisi e Taranto.

Nell'ambito di tale studio, per quanto riguarda Brindisi, si è focalizzata l'attenzione sulle tre centrali elettriche che hanno iniziato la loro attività nel 1961, nel 1969 e nel 1991 con differenti combustibili (gasolio, orimulsion e carbone) prendendo in considerazione le loro specifiche emissioni. Nel contempo si è costituita una coorte di 223.994 persone residenti dal 2000 al 2013 in sette municipi della provincia compreso quello di Brindisi. Le persone sono state seguite nel loro destino sanitario fino al 2013.

A ciascuna persona è stato attribuito un livello di esposizione con l'ausilio di complessi modelli di calcolo utilizzando le emissioni in aria delle centrali elettriche relative all'anno 1998. I ricercatori hanno tenuto conto della posizione socio-economica dei componenti la coorte in base ai dati delle sezioni di censimento del 2001. Come è noto la posizione socio-economica ha un effetto importante sulla salute.

Nonostante l'apparentemente esiguo valore annuo (0,30 microgrammi/m3) del livello medio di esposizione della popolazione al PM10 originato dalle centrali elettriche, emerge, per coloro che sono stati più esposti di altri (differenza pari a 0,62 microgrammi/m3), un maggior rischio di morte per tutti i tumori (+8%), per tumore del pancreas (+11%), tumore della vescica (+16%), malattie respiratorie (+12%) e per eventi coronarici acuti (+11%).

I ricercatori concludono che "l'inquinamento industriale proveniente dalle centrali è stato associato con la mortalità della coorte costituita dalla popolazione residente nell'area"

Anche questo studio commissionato dalla Regione Puglia, come quello su Taranto, sarà molto probabilmente in possesso dell’autorità regionale nella sua versione integrale.  Sarebbe pertanto necessario che fosse reso noto al pubblico nella sua completezza. Ciò per conoscere eventuali differenze tra maschi e femmine e tra i residenti nei diversi Comuni studiati (Brindisi, Carovigno, Cellino, Mesagne, San Pietro, San Vito e Torchiarolo).

Ancora una volta siamo davanti a evidenze scientifiche che indicano come la pressione su ambiente e persone da parte di attività economiche che pur rientrano nei termini di rispetto delle soglie di legge, rappresenta un rischio documentato per la salute. Non vorremmo che l'attesa per un adeguamento delle norme alle conoscenze scientifiche determinasse una totale inazione delle autorità competenti, inazione che lasci le persone respirare e ammalarsi a norma di legge.

Appare anche opportuno che questo ultimo studio fosse acquisito dalla Procura della Repubblica competente, per il possibile rilievo penale di questi dati, sia con riferimento a fattispecie di reato contro l'ambiente che contro l'incolumità pubblica.

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Nelle settimane passate alcune evidenze di danno sanitario nelle aree di Taranto e Brindisi sono state presentate al Congresso Mondiale di Epidemiologia Ambientale svoltosi a Roma dal 1 al 4 settembre scorso. Si tratta di anticipazioni di uno studio commissionato dalla Regione Puglia ad un gruppo di ricerca guidato da Francesco Forastiere del DEP Lazio e composto da ricercatori di ARPA Puglia, Ares, ASL di Brindisi e Taranto.
Rispetto ai numerosi studi epidemiologici condotti su Taranto negli ultimi 20 anni la nuova ricerca ha potuto mettere in relazione l’aumento del particolato atmosferico (PM10) industriale specificamente proveniente dal siderurgico  con le condizioni di salute e quindi anche con la mortalità di un gruppo numeroso di popolazione (coorte) residente nella città ionica per diversi anni, precisamente dal 1998 al 2010, e seguito nel suo destino sanitario fino al 2013. Lo studio dimostra come i cambiamenti di PM10 prodotti dal siderurgico dal 2008 al 2013 sono correlabili al tasso di mortalità nei quartieri Tamburi, Isola e negli altri quartieri con maggiore intensità nel primo. Il Picco di PM10 e di mortalità si registra nel 2011. La curva si abbassa dal 2012 in poi dopo il noto sequesto della Magistratura. Ad ogni microgrammo/m3 di aumento del PM10 in atmosfera corrisponde un aumento del 2,66% del rischio di morte naturale. Gli autori concludono che “esiste un effetto causale del PM10 industriale sulla mortalità dell’area di Taranto”.
Lo studio commissionato dalla Regione Puglia sarà molto probabilmente in possesso dell’autorità regionale nella sua versione integrale. Sarebbe pertanto necessario che fosse reso noto al pubblico nella sua completezza e che fosse acquisito dalla Procura della Repubblica competente, per il possibile rilievo penale di questi dati, sia con riferimento a fattispecie di reato contro l'ambiente che contro l'incolumità pubblica.

 

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Ancora cattive notizie per la salute delle popolazioni pugliesi residenti a Brindisi, Taranto, Bari e Manfredonia. E’ quanto è emerso da diversi contributi scientifici presentati alla Conference 2016 dell’International Society for Environmental Epidemiology (ISEE) svoltasi in questi giorni a Roma, il congresso mondiale degli epidemiologi giunti in Italia da tutti i continenti.

BRINDISI: IL PM10 DELLE 3 CENTRALI ELETTRICHE HANNO PROVOCATO PIU' DECESSI PER TUMORI, MALATTIE RESPIRATORIE E CARDIACHE

Nell’area di Brindisi in relazione alle emissioni delle tre centrali operanti sul territorio, due delle quali ancora attive, è stato condotto uno studio dei ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (DEP), dell’Ares Puglia, dell’ARPA e della ASL di Brindisi guidato per incarico del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia da Francesco Forastiere (DEP)

E’ stata analizzata una popolazione di 229.334 cittadini (coorte in termine tecnico) residenti al 2001 in 7 comuni della provincia di Brindisi e ne è stato seguito il destino fino al 2013. Attraverso l’applicazione di un modello di simulazione della dispersione degli inquinanti, è stata attribuita a ciascun membro della coorte l’esposizione al PM10, la condizione socio economica e il settore di occupazione. E' stato calcolato che, per alcune cause di morte, è associato un aumento significativo di rischio al crescere dell'esposizione a PM10. Nei soggetti della coorte più esposti a neanche un microgrammo (precisamente 0.65) al metro cubo d'aria in più di altri, si riscontra una mortalità annua più elevata per tutti i tumori (+8%), tra questi spiccano il cancro del pancreas: +11%, e il cancro della vescica: +16%);  per malattie respiratorie (+12%), per eventi coronarici acuti, cioè decessi per infarto cardiaco (+11%). Si noti che il "limite di legge" di concentrazione media annua di PM10 e' ancora posto molto in alto, a 40 microgrammi al metro cubo d'aria: questo studio conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che questa misura non è adeguata alle evidenze scientifiche della nocività del PM10.

Preliminarmente allo studio epidemiologico su menzionato è stato condotto dallo stesso gruppo di ricerca una valutazione retrospettiva dell’inquinamento dell’aria dalle emissioni di PM10 ed SO2 delle centrali elettriche di Brindisi nel periodo 1991-2014 con l’impiego di modellistica consolidata applicata alle emissioni misurate dalle centraline nello stesso periodo. I valori più alti di SO2 si sono avuti dal 1991 al 1997 (33-41 microgr/m3) decresciuti rapidamente del 65% nel periodo 1998-2002 e del 90% negli anni successivi.

TARANTO: CONFERMATA LA RELAZIONE TRA AUMENTO DELLA MORTALITA' E PM10 ED SO2 DELL'ACCIAIERIA

Due studi, condotti sempre per incarico del CSA Regione Puglia da un gruppo di ricerca guidato da Francesco Forastiere (DEP), hanno riguardato Taranto.

Uno studio ha preso in esame la relazione tra l’inquinamento industriale e la mortalità a Taranto ed è stato condotto su una popolazione (coorte) di residenti dal 2008 al 2013. La ricerca rileva un eccesso di mortalità per cause naturali del 2,66% per ogni incremento di particolato PM10 di origine industriale di 1 microgr/m3, mentre la mortalità per cause respiratorie risulta in eccesso di 8,39% per analoghi incrementi del PM10.

L’altro studio ha valutato l’effetto delle emissioni di PM10 ed SO2 dell’ILVA su una coorte di popolazione seguita dal 1998 al 2013. Entrambi i traccianti sono associati (cioè sono responsabili) rispettivamente ad eccessi del 4% e 6 % della mortalità naturale, del 5% e dell’11% di decessi per malattie cardiache, del 10% e del 29% di decessi per infarto cardiaco. Gli effetti sono attribuibili sia ad esposizioni degli ultimi 5 anni del periodo studiato che ad esposizioni lontane nel tempo anche di 35 anni.

TUMORI TIROIDE E SITI INQUINATI: ECCESSI A BRINDISI, TARANTO E BARI

Un altro studio presentato alla congresso dell’ISEE a Roma in cui si menzionano le città pugliesi di Bari, Brindisi e Taranto è stato condotto da ricercatrici dell’Istituto Superiore di Sanità sui 44 siti di interesse nazionale per la bonifica (SIN) e riguarda il rischio di contrarre tumori della tiroide. Lo studio non ha precedenti perché le cause riconosciute di tumore della tiroide sono le radiazioni ionizzanti, quelli potenziali le centrali nucleari e l’esposizione a radon. Altri rischi sono rappresentati dai pesticidi e da alcune sostanze chimiche.

I dati di mortalità esaminati non sono informativi eccetto che per gli eccessi in donne residenti a Bari (città con un’area portuale ed un impianto di cemento amianto, la Fibronit). I dati di ospedalizzazione al contrario rivelano eccessi in entrambi i sessi in 8 siti: Brescia-Caffaro (impianti chimici, discariche), Laghi di Mantova (petrolchimica, chimica, raffineria e discariche) , Livorno (petrolchimica e raffineria), Piombino (chimica, acciaio e discariche), Bari, Taranto (petrolchimica, acciaio e discariche) e Brindisi (petrolchimica, chimica e discariche). Nel solo sesso maschile gli eccessi si rilevano in 3 siti (Balangero (miniere di asbesto, discariche), Sassuolo-Scandiano (chimica e discariche) e Milazzo (raffineria). nNel solo sesso femminile in 3 siti: Casale-Monferrato (impianti di cemento-amianto), Valle del Sacco (impianti chimici), Sulci (impianti chimici e discariche).

MALFORMAZIONI CONGENITE: IL PRIMATO DI MANFREDONIA

Uno studio è stato condotto sulle malformazioni neonatali nei siti di interesse per le bonifiche (SIN). Negli anni 1992-2011 sono state rinvenute 781 malformazioni congenite a carico di vari organi (multiple) su 229.000 nati. Il tasso rinvenuto nei siti inquinati è di 26,9/10000 nati contro il 21,6/10000 nati delle aree coperte dai registri. Eccessi di malformazioni congenite sono stati rivenuti in 3 siti : Manfredonia (+56%), Mantova (+37%) e Leghorn (+20%).

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Gli studi promossi dal Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia confermano quanto l’indagine scientifica ha rilevato negli ultimi decenni a carico delle popolazioni di Taranto e Brindisi dove si concentrano le attività industriali più inquinanti della Regione.

Rispetto ai precedenti studi quelli presentati al congresso mondiale di epidemiologia di Roma sono studi di coorte che “fotografano” e seguono il “destino sanitario” di una popolazione da un certo anno in poi e attribuiscono a ciascun componente di quella popolazione valori di esposizione ad inquinanti (PM10 e SO2) emessi dai camini delle industrie. Inoltre tengono conto delle condizioni socio-economiche dei componenti la coorte che, come è noto, influiscono pesantemente sulla salute e quindi anche sulla mortalità.

Per Taranto si tratta di un aggiornamento di quanto Forastiere e Biggeri avevano rilevato per conto dell’ufficio del GIP Todisco di Taranto nel corso del procedimento penale ancora in corso in quella città per disastro ambientale.

Per Brindisi lo studio era molto atteso dopo una petizione di 10.000 cittadini per una indagine epidemiologica consegnata alle autorità nel 2012 e dopo che il precedente governo regionale (Vendola) aveva minimizzato l’impatto sulla salute della storia industriale di Brindisi nonostante la produzione di studi di segno contrario e l’attuale (Emiliano) ha in programma di ridurre fortemente i posti letto ospedalieri al di sotto della media regionale proprio in questa provincia.

I dati su Brindisi si riferiscono solo all’impatto del PM10. Sarà interessante vedere l’effetto della SO2 sulla coorte presa in esame dal momento che uno degli studi ne ha stimato la dispersione. Inoltre considerato il carattere analitico dello studio sarà interessante vedere quali porzioni di popolazione hanno maggiormente patito i danni alla salute da inquinamento industriale. Si consideri che lo studio non prende in considerazione gli effetti delle emissioni del polo chimico che si andrebbero ad aggiungere a quelli delle centrali elettriche. Si tratta quindi una valutazione parziale ancorchè drammaticamente espicativa. E’ interessante notare che a fronte di una notevole riduzione delle emissioni industriali dal 2002 in poi, la coorte contiene ben il 40% di individui con una condizione socio-economica bassa, a dimostrazione del fatto che la grande industria non ha prodotto lo sviluppo economico diffuso tanto promesso.

Il dato dell’effetto nocivo sulla salute nell’area Brindisina delle emissioni delle tre centrali è coerente con lo studio pubblicato lo scorso anno da un gruppo di ricerca del CNR che attribuiva al particolato primario e secondario della Centrale Brindisi Sud da 7 a 44 decessi annui su tutta l’area salentina.

Alla vigilia del quarantennale dell’incidente di Manfredonia (26 settembre 1976 esplosione della colonna dell’arsenico) interessante il dato sulle malformazioni congenite con un eccesso di quelle multiple proprio nella città garganica dove è in corso, promosso dalla amministrazione comunale (Sindaco Riccardi), uno studio di coorte partecipato sia della popolazione esposta all’incidente, sia dei lavoratori che furono addetti al disinquinamento dell’area

Un altro studio in passato aveva rilevato a Brindisi un eccesso di malformazioni congenite, in particolare cardiache, rispetto al dato dei registri europei (EUROCAT) nel decennio 2001-2010 ed aveva, inoltre, riportato un aumento di rischio in corrispondenza di picchi di SO2, tracciante industriale frutto della combustione di carbone e derivati del petrolio.

La continua produzione di evidenze scientifiche circa gli effetti nocivi sulla salute delle popolazioni pugliesi dell’inquinamento industriale va ad accrescere nell’opinione pubblica la coscienza degli effetti dannosi di un modello di sviluppo distorto e giunge a sostegno di quei decisori politici che credono in un modello economico differente.

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Domenico Brattoli

Una testimonianza di un insegnante meridionale che negli anni '70 conobbe il gruppo di Castellanza animato da Giulio Maccacaro e la rivista SAPERE*.

"Fu il trauma della morte di papà ad aprirmi gli occhi.A fine giugno del 1973 gli diagnosticarono una neoplasia polmonare, a novembre se lo portò via un infarto.Era un pezzo d’uomo alto e massiccio, mori’ che pesava cinquanta chili, con i polmoni pieni di sostanze nocive.Intanto la bussola della mia vita puntava verso nord:militare a Casale Monferrato nel 1974 e primo incarico di insegnamento al corso serale del Professionale “Bernocchi” di Legnano a ottobre del 1976.Quando arrivai a Legnano dalla Puglia, a Seveso e Manfredonia le nubi velenose avevano già dispiegato i loro mortiferi effetti sulle persone e sull’ambiente.Nel 74 avevo letto i primi numeri della nuova serie di Sapere diretta dal professor Giulio Maccacaro, soprattutto alcuni articoli sugli operai della Montedison di Castellanza che trovai straordinariamente interessanti. Determinato a conoscerli, a novembre incontrai, nella sala del dopolavoro Montedison, alcuni del gruppo P.I.A. (Prevenzione e Igiene Ambientale) del Consiglio di Fabbrica che collaborarono alla monografia su Seveso (da leggere il primo articolo della monografia, scritto da loro in collaborazione con B. Mazza e V.Scatturin), e che Maccacaro ,nel primo numero di Sapere, chiama “gli operai della scienza”:Mara, Cova, Lepori, Rebellato, Marazzini, Colombo e altri di cui non ricordo il nome.Negli anni successivi invitai spesso alcuni di loro a scuola per incontri-dibattito sulle problematiche ambientali. Mara fu il più assiduo:gliene sarò grato per sempre.Egli,a proposito di Seveso, ci parlò spesso delle difficoltà a ricostruire il ciclo produttivo della Icmesa, da cui si sprigionò la nube contenente diossina; degli incontri semi clandestini con gli operai, che non volevano esporsi, in alcuni bar; della costituzione del comitato popolare; delle telefonate di Maccacaro al professore vietnamita Ton That Tung esperto di patologia umana e animale da diossina.Mi ero ripromesso, nei primi mesi del 77, di incontrare all’Istituto di Biometria e Statistica Medica a Milano, proprio Giulio Maccacaro l’altra colonna portante di Sapere.Ma questi mori’ improvvisamente il 15 gennaio del 1977 mentre era in riunione con Luigi e gli altri componenti la redazione, intenti a preparare il primo numero della rivista”Epidemiologia e Prevenzione”.”L’infarto lo colpi’ in mia presenza”mi disse Mara”Giulio mori’ tra le mie braccia”.Il mio più grande rammarico è di non averlo conosciuto.Sono invece grato al destino che ha ordinato i fili della mia vita in modo che incontrassi i compagni di Castellanza e li frequentassi per anni, apprezzando, dalla loro viva voce, l’invalutabile valore della loro esperienza e della loro scienza del lavoro.Buona parte del rigoroso lavoro scientifico svolto sul campo, sui cicli produttivi, per una nuova scienza dal basso, con la partecipazione della gente è da divulgare.Non certo per demerito loro, ma per il fattivo “impegno” delle forze politiche, sindacali e culturali, sia di destra che di sinistra, che-come diceva Mara-con “spietata cattiveria”hanno cercato di cancellare un’esperienza unica, la punta di diamante dell’intelligenza operaia, non solo italiana. Giganti, questi operai e i tecnici che collaborarono con loro, in confronto alle gelatine del panorama politico, sindacale e culturale italiano. Altri miei ricordi di prima mano…Al Simposio internazionale”Rivalorizacion Social de la Ciencia” a Città del Messico del 1979, partecipò Angelo Cova presentando la relazione del Gruppo P.I.A. del C.d.F. della Montedison di Castellanza. Alla fine del suo intervento fu inondato da interminabili applausi e uno psicoanalista argentino, commosso, corse ad abbracciarlo sul palco. Nel 1991 tornai in Puglia e purtroppo li persi di vista per anni, anche se continuavo ad essere un attento lettore di Medicina Democratica. Li rincontrai a Brindisi il 18 ottobre del 2008 durante il Congresso Nazionale di Medicina Democratica,organizzato dai referenti pugliesi di M.D., il dottor Fernando D’Angelo e il dottor Maurizio Portaluri. Avevano qualche capello bianco in più, ma erano pieni di energia e battaglieri come sempre, sul fronte di una regione con gravi problemi ambientali.In quell’occasione dissi a Mara che meritava non uno, ma venti premi nobel.Lui volle che registrassi una testimonianza sulla mia esperienza a scuola.E siamo ad oggi, 2016. Giovedi’ 12 maggio, come un fulmine, mi è arrivata la notizia della morte di Luigi Mara:una perdita incalcolabile, un vuoto incolmabile. Ma il suo testimone di una ideale staffetta è li’ che aspetta di essere afferrato. Anzi è stato già afferrato dai tanti movimenti di lotta, che lui generosamente, come perito di parte civile, aiutò e stava aiutando con il suo impegno e la straordinaria conoscenza dei cicli produttivi e delle sostanze nocive. Questi movimenti, attivi e combattivi, in varie parti d’Italia lottano per un mondo migliore contro la distruttiva e spietata logica del Finanzacapitalismo."

*Il numero dedicato dall'incidente di Seveso è scaricabile da questo link

http://www.mediafire.com/download/ked8vwe38syjbsk/Sapere_Seveso_1976.pdf

 

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